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Musei della cittā di Foligno

Musei della città di Foligno


-          CIAC Centro Italiano Arte Contemporanea

Polo ex Chiesa della SS.Trinità in Annunziata

Polo – Via del Campanile

-          Palazzo Trinci

-          Museo della Stampa

-          Museo Archeologico (MAC)

-          Museo Naturalistico del Parco di Colfiorito

-          Oratorio della Nunziatella

-          Museo Capitolare Diocesano

-          Oratorio del Crocifisso

-          Eco Museo della Valle del Menotre


 

I musei della città di Foligno sono visitabili con il biglietto unico weekend

 

 

 

PALAZZO TRINCI

Palazzo Trinci, residenza della famiglia che governò sulla città tra il 1305 e il 1439, è il risultato di una ristrutturazione di edifici preesistenti realizzata tra il 1389 e il 1407 da Ugolino Trinci. Vi si accede attraverso una Scala gotica, attualmente interna al Palazzo, che conduce alla Loggia affrescata con la leggenda della fondazione di Roma. Da qui si dipartono le sale del piano nobile. La Cappella è decorata con le Storie della Vergine (Ottaviano Nelli - 1424). Da una porta arcuata si entra nella Sala delle Arti e dei Pianeti, dove sono rappresentate le arti liberali (Retorica, Aritmetica, Astronomia, Geometria, Musica, Dialettica, Grammatica unite alla Filosofia), i sette pianeti e le sette età dell’uomo simboleggiate da un’ora del giorno. Lo stesso tema torna nell’arco che congiunge il palazzo con la cattedrale. È nella Sala degli Imperatori, adibita originariamente a sala pubblica, che la grandezza di Roma celebra i suoi fasti. Ci troviamo al centro di un porticato aperto sulla campagna: un vero e proprio giardino della vita. Inscritto al centro di ogni arcata, un grande della sua storia, mostrato a esempio di grandezza e di virtù. Gli affreschi sono stati recentemente assegnati a Gentile da Fabriano, grazie alla scoperta di un importante documento e datati 1411- 12. Il Palazzo è sede del Museo Archeologico e della Pinacoteca della città.

            MUSEO DELLA STAMPA

Il Museo della Stampa è ospitato in Palazzetto Orfini, abitazione della famiglia del prototipografo Emiliano. L’ingresso è in via Pertichetti dal portale rinascimentale con l'iscrizione LABORANDUM UT QUIESCAS.

Al piano terreno troviamo un escursus sulla produzione della carta a Foligno, dalle prime cartiere fino ad oggi. Interessante la presentazione del torchio quattrocentesco da stampa.

Al terzo piano si possono ripercorrere le tappe dell’evoluzione della stampa a Foligno. Si comincia con la Sala degli incunaboli con le carte con filigrana e delle matrici per stampa. le teche raccolgono le edizioni quattrocentesche della prototipografia Orfini Numeister, approfondite anche attraverso le versioni su touchscreen. A seguire la Sala del civil consesso: encomi, epitalami, dottorati, monacazioni e i Giornali editi a Foligno. Nella Sala dei Lunari una panoramica di lunari e almanacchi, soprattutto il famoso Barbanera. Sono poi esposte locandine e testimonianze del teatro Apollo Piermarini (1827-1944). Nella loggia dei Trinci i tipografi a Foligno tra XVI e XIX secolo: la stampa a Foligno.

L’allestimento del Museo della Stampa è stato cofinanziato dalla Regione Umbria e dal Ministero dello Sviluppo Economico nell’ambito del Programma regionale “Filiera Turismo -Ambiente -Cultura”

            MUSEO ARCHEOLOGICO DI COLFIORITO

Il 6 agosto 2011 nella nuova sede di via Plestia è stato inaugurato il MAC, Museo Archeologico di Colfiorito. L'allestimento museale nasce dalla collaborazione tra il Comune di Foligno e la Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Umbria.

L’immobile è costituito da due corpi di fabbrica in muratura preesistenti, di pertinenza dell'infermeria dell' ex Campo di internamento di Colfiorito, e da un nuovo corpo centrale in acciaio e vetro realizzato su progetto dell'architetto Roberto De Rubertis, finanziato con fondi europei nell'ambito del DOCUP.

L'esposizione archeologica si articola su due livelli con un dettagliato percorso cronologico e tematico, per illustrare la civiltà dei Plestini. I Plestini, popolo umbro, documentato da testimonianze letterarie ed epigrafiche, erano insediati sui piani carsici dell’altopiano appenninico di Colfiorito.

I dati raccolti testimoniano una grande vitalità dell’area plestina dalla prima Età del Ferro fino all’alto Medioevo, per la sua favorevole posizione di collegamento tra area adriatica e tirrenica.

Circa 1450 reperti attestano la civiltà plestina dalle origini alla romanizzazione e testimoniano l’inserimento di Plestia nell’ampia trama di scambi culturali tra Etruria, Magna Grecia e Grecia. Tra i materiali di età arcaica si segnalano quelli provenienti da santuari, centri religiosi e commerciali diffusi sul territorio, tra emerge il santuario della dea Cupra (VI secolo a.C.) da cui provengono una ricca stipe votiva e quattro lamine bronzee del IV secolo a.C. con dedica alla dea in lingua umbra.

Corredi funerari molto ricchi testimoniano un alto grado di benessere e una consolidata organizzazione polito-sociale. La romanizzazione del territorio plestino (seconda metà IV-III a.C.) vede il consolidarsi dell’abitato di Plestia a valle e la nascita di ville rustiche (Annifo, piani di Ricciano e Franca).

            MUSEO NATURALISTICO DEL PARCO DI COLFIORITO

Il Museo Naturalistico del Parco Regionale di Colfiorito comprende una serie di pannelli, diorami, scatole entomologiche e riproduzioni tridimensionali del paesaggio.

La collezione Piscini (tassidermista della provincia di Macerata) con i suoi 52 esemplari di avifauna imbalsamati rappresentanti le specie più significative della palude e degli ambienti circostanti, tra cui un esemplare di particolare pregio di Tarabuso (Botaurus stellaris) specie simbolo del Parco.

Il museo ha prevalentemente finalità didattiche, svolge un'importante funzione di integrazione tra uomo e ambiente naturale mediante la promozione di attività di educazione, di sensibilizzazione e di ricerca scientifica. E' presente, inoltre, un'aula multimediale adatta a proiezioni, conferenze e un laboratorio didattico, munito di microscopi dove è custodito un erbario completo della flora del parco, organizzato per accogliere studenti e semplici appassionati di scienze naturali.

Attualmente il Museo Naturalistico è esposto parzialmente presso la sede del Parco a Colfiorito, in attesa di una definitiva collocazione.

            ORATORIO DELLA NUNZIATELLA

Un’Annunciazione, affrescata al piano terreno di una casa di proprietà dell’aromatario Nicolò di Giacomo, nella società della Croce, fu protagonista nel 1489 di un evento miracoloso, che determinò l’acquisizione pubblica dell’edificio (1491) e la costruzione di un santuario civico in onore della Vergine Annunziata, consacrato dal vescovo Luca Cibo il 24 ottobre 1494. L’attuale definizione è dovuta al restauro, eseguito dall’architetto Vincenzo Vitali nel 1830, che ha modificato sostanzialmente il fronte della costruzione. La chiesa è ornata da altari collocati all’interno di grandi nicchie. Sull’altare dell’Annunciazione, all’interno di un’elegante edicola lignea finemente intagliata e dorata, figura l’immagine miracolosa della Vergine commissionata da Nicolò di Giacomo a un ignoto artista del Quattrocento. All’interno dell’edicola lignea, a destra, figurava l’Angelo annunziante di Lattanzio di Nicolò, trasferito alla fine dell’Ottocento presso la Pinacoteca civica e trafugato nel 1980. Sullo sfondo un affresco datato 1575, attribuito a Giovanni Antonio Pandolfi da Pesaro o a Ercole Ramazzani di Arcevia, raffigurante lo Spirito santo fra angeli e, in basso, San Feliciano e il beato Pietro Crisci; nella lunetta, il Padre Eterno tra cherubini. L’altare di San Giovanni Battista è stato affrescato da Pietro di Cristoforo Vannucci, detto il Perugino (1505-1508 o 1512-1513) con il Battesimo di Cristo; nella calotta è raffigurato l’Eterno adorato da due angeli. Committente dell’opera fu Giovan Battista Merganti, come risulta dall’iscrizione posta sotto la lunetta e dagli stemmi della famiglia in alto a sinistra. L’altare della Deposizione, in sagrestia, raffigura il Compianto sul Cristo morto. La critica recente attribuisce variamente l’opera al pavese Benedetto di maestro Gaspare, documentato a Foligno nel 1511.

            MUSEO CAPITOLARE DIOCESANO

ll Museo Capitolare Diocesano di Foligno ha sede nel Palazzo delle Canoniche vicino alla Cattedrale di San Feliciano.

Entrando da Largo Carducci, accanto alla facciata principale del Duomo, sarà possibile osservare le maestose strutture della torre campanaria, del Palazzo delle Canoniche e della Cattedrale stessa, alla base della quale è situato il bookshop con la biglietteria. Una suggestiva scalinata conduce al primo piano, che ospita mostre temporanee, e al secondo, vero cuore della raccolta.

Fa gli “onori di casa” la quattrocentesca statua di San Feliciano, recentemente recuperata e inserita in un percorso che, attraverso varie opere, attraversa le fasi costruttive della Cattedrale, dall’edificio romanico a quello rinascimentale, barocco, e infine neoclassico. Fanno parte di questo primo nucleo museale anche alcune opere del lascito della famiglia Roscioli, che serviva a Roma Urbano VIII e lasciò in eredità alla Cattedrale un’ingente raccolta di opere d’arte, tra le quali anche due busti del Bernini. Il percorso prosegue con l’esposizione di opere di diversa provenienza: per lo più sono presenti manufatti trasportati da chiese in ricostruzione post-sismica, come la sorprendente Bottega di San Giuseppe, attribuita ad ambienti nordeuropei del Cinque-Seicento e da sempre custodita a Serrone. L’ultima parte conserva alcune antiche croci astili, una meravigliosa stauroteca (reliquiario della Vera Croce) trecentesca in cristallo di rocca e parte della preziosa argenteria della Cattedrale. La Cripta di San Feliciano recentemente recuperata fa parte del percorso museale.

Il Museo Diocesano fa parte della Rete Museale Ecclesiastica Umbra ed il biglietto d'ingresso da diritto alla visita con ingresso ridotto in altri 13 Musei della Rete Ecclesiastica senza limite temporale.

            ORATORIO DEL CROCEFISSO

A partire dal Cinquecento, favorite dalla Controriforma cattolica, assumono rilevanza le Confraternite, associazioni laicali che avevano il compito di assistere gli infermi, di organizzare i funerali dei defunti, della carità verso poveri e stranieri, della raccolta di somme da destinare alle elemosine per gli orfani, per le ragazze senza dote e inoltre si dedicavano all’assistenza ai condannati a morte e dei carcerati. Ne facevano parte famiglie della nobiltà o dell’alta borghesia cittadina.

La Confraternita del Crocifisso, cosiddetta per il culto della Croce e dei santi Pietro e Paolo, presente nei Rioni degli Spadagli e dei Cipischi (oggi assorbiti dall’Ammanniti), e attiva a Foligno dal 1410, viene formalmente istituita solo dal 1570, collegata alla Compagnia dei Funari.

I membri ottennero dai domenicani la concessione in enfiteusi di un orto accanto al convento di Piazza della Canapa (oggi San Domenico). In quest’area i confratelli edificheranno l’Oratorio del Crocifisso, posto proprio tra Palazzo Scafati Candiotti e la chiesa di San Domenico (ora Auditorium).

Le cospicue rendite, garantite da frequenti lasciti e da ricche offerte pro fabrica e pro ornatu, hanno determinato un continuo ingrandimento e abbellimento della chiesa, che si presenta oggi come un pregevole esempio di oratorio barocco, evidente dalla sontuosa decorazione di stucco dorato, dai motivi ornamentali e murali di grande effetto.

Gli interventi sull’edificio possono essere concentrati in tre fasi.

Della prima costruzione, realizzata tra 1587 e 1642, ci rimangono testimonianze nella porzione d’affresco con Sant’Elena e l’invenzione della Croce, firmato da Noel de Quilleier datato 1626.

Allo stesso periodo dovrebbe risalire il Crocifisso ligneo ora al centro dell’altare maggiore.

La Compagnia, il 20 maggio del 1643 decide di ampliare la chiesa.

In questo momento viene realizzata la copertura in legno a lacunare dipinta a tempere, con colori bianco e oro su uno sfondo azzurro cielo, intagliato e realizzato dagli artisti locali Francesco Costantini e Cristoforo Lacchi.

Al centro Cristo risorto, cherubini e Serafini opera di Giovanni Battista Michelini (1672).

In seguito viene realizzata la volta, si conosce il capo mastro che vi lavorò per molti anni, il folignate Francesco Catenacci. Durante tutto il Seicento numerosi artisti collaborano alla realizzazione dell'oratorio: Giovanni Fontana, Giuseppe Bilancioni, Giuseppe Lepri e il bolognese Maria Mazza per gli stucchi; Giovanni Battisti Michelini, Carlo Lamparelli, Francesco Bertosi e forse il Nasini come pittori.

Si erano conclusi da poco i lavori del secondo stralcio, che già si pensava al terzo ampliamento: infatti nel 1702 inizia il completamento della chiesa. Il direttore dei lavori è Felice Tucci di Foligno. Nel 1706 hanno luogo la maggior parte delle decorazioni, comprendenti tra l’altro la macchina d’altare, scolpita e dorata da Antonio Calcioni, che conserva l’immagine del SS Crocifisso cui furono aggiunte le statue della Vergine e di San Giovanni.

Dopo il sisma del 1997 inizia una complessa opera di recupero dell’edificio, articolata in cinque stralci. Gli interventi hanno riguardato, oltre il consolidamento sismico della struttura, anche il risanamento degli apparati decorativi e il restauro degli altari e delle statue lignee e degli stucchi.

I lavori sono terminati nel 2015 con la riapertura al pubblico.

            ECOMUSEO DELLA VALLE DEL MENOTRE

L'Ecomuseo si propone di creare le condizioni per l'esercizio di attività e di antichi mestieri con strutture, attrezzature e modalità tradizionali, al fine di conservare un ricco patrimonio di materiali e manufatti nei contesti culturali ed ambientali in cui sono stati prodotti ed utilizzati fino ai nostri giorni. Inoltre si impegna nel recupero di saperi e di tecniche operative ancora presenti nelle comunità locali, quale prezioso patrimonio di competenze da salvaguardare.La struttura dell'ecomuseo è organizzata in Antenne, centri visita dove è possibile approfondire temi specifici della tradizione locale. Attualmente sono attive: Antenna di Preci con Abbazia di Sant’Eutizio, che conservano gli strumenti delle pratiche chirurgiche, Antenna di Sant’Anatolia di Narco Museo della Canapa che raccoglie le tradizioni e i saperi dell’attività di coltivazione e tessitura, Antenna di Scheggino con il Museo del Tartufo Urbani, con strumenti e tecniche di conservazione del tartufo, Antenna di Vallo di Nera, Casa dei Racconti con della testimonianze della tradizione orale, Antenna di Cerreto di Spoleto con i documenti dell’attività del Ciarlatano, Antenna di Foligno presso Scopoli in Valle del Menotre che documenta le attività legate alla forza motrice dell’acqua, Antenna di Poggiodomo con il Parco Geologico della Valnerina che documenta i geoositi locali e Antenna di Norcia che documenta il mestiere del “Norcino” una delle storiche attività della zona.EcoMuseo della Dorsale Appenninica Umbra – La Valle del Menotre: antenna di Foligno (Scopoli).

L' ”Antenna” di Foligno, inaugurata nel 2015 presenta un allestimento ecomuseale della Valle del Menotre dove sono descritti luoghi, paesaggi ed attività comprese nella valle del fiume Menotre, spina centrale di tutta l’area montana del territorio di Foligno. Un itinerario che mette in comunicazione i vari insediamenti montani da Rasiglia a Scopoli, Pale, Casenove, Serrone, Leggiana, Ponte Santa Lucia fino a scendere a Belfiore, lungo le vie storiche e le antiche direttrici di comunicazione tirrenico-adriatiche.

L’antenna Ecomuseale “Valle del Menotre” trova la sua sede nella nuova struttura ad un piano realizzata a Scopoli lungo il fiume Menotre, già Centro Civico della frazione montana, dove è stato allestito uno spazio espositivo con pannelli informativi e apparecchiature multimediali che attraverso immagini e descrizioni fanno conoscere la storia del Menotre e della sua Valle, degli insediamenti umani, del sistema produttivo ed economico dell’intero bacino.

Musi della città di Foligno


-          CIAC Centro Italiano Arte Contemporanea

Polo ex Chiesa della SS.Trinità in Annunziata

Polo – Via del Campanile

-          Palazzo Trinci

-          Museo della Stampa

-          Museo Archeologico (MAC)

-          Museo Naturalistico del Parco di Colfiorito

-          Oratorio della Nunziatella

-          Museo Capitolare Diocesano

-          Oratorio del Crocifisso

-          Eco Museo della Valle del Menotre


 

I musei della città di Foligno sono visitabili con il biglietto unico weekend

 

 

 

PALAZZO TRINCI

Palazzo Trinci, residenza della famiglia che governò sulla città tra il 1305 e il 1439, è il risultato di una ristrutturazione di edifici preesistenti realizzata tra il 1389 e il 1407 da Ugolino Trinci. Vi si accede attraverso una Scala gotica, attualmente interna al Palazzo, che conduce alla Loggia affrescata con la leggenda della fondazione di Roma. Da qui si dipartono le sale del piano nobile. La Cappella è decorata con le Storie della Vergine (Ottaviano Nelli - 1424). Da una porta arcuata si entra nella Sala delle Arti e dei Pianeti, dove sono rappresentate le arti liberali (Retorica, Aritmetica, Astronomia, Geometria, Musica, Dialettica, Grammatica unite alla Filosofia), i sette pianeti e le sette età dell’uomo simboleggiate da un’ora del giorno. Lo stesso tema torna nell’arco che congiunge il palazzo con la cattedrale. È nella Sala degli Imperatori, adibita originariamente a sala pubblica, che la grandezza di Roma celebra i suoi fasti. Ci troviamo al centro di un porticato aperto sulla campagna: un vero e proprio giardino della vita. Inscritto al centro di ogni arcata, un grande della sua storia, mostrato a esempio di grandezza e di virtù. Gli affreschi sono stati recentemente assegnati a Gentile da Fabriano, grazie alla scoperta di un importante documento e datati 1411- 12. Il Palazzo è sede del Museo Archeologico e della Pinacoteca della città.

            MUSEO DELLA STAMPA

Il Museo della Stampa è ospitato in Palazzetto Orfini, abitazione della famiglia del prototipografo Emiliano. L’ingresso è in via Pertichetti dal portale rinascimentale con l'iscrizione LABORANDUM UT QUIESCAS.

Al piano terreno troviamo un escursus sulla produzione della carta a Foligno, dalle prime cartiere fino ad oggi. Interessante la presentazione del torchio quattrocentesco da stampa.

Al terzo piano si possono ripercorrere le tappe dell’evoluzione della stampa a Foligno. Si comincia con la Sala degli incunaboli con le carte con filigrana e delle matrici per stampa. le teche raccolgono le edizioni quattrocentesche della prototipografia Orfini Numeister, approfondite anche attraverso le versioni su touchscreen. A seguire la Sala del civil consesso: encomi, epitalami, dottorati, monacazioni e i Giornali editi a Foligno. Nella Sala dei Lunari una panoramica di lunari e almanacchi, soprattutto il famoso Barbanera. Sono poi esposte locandine e testimonianze del teatro Apollo Piermarini (1827-1944). Nella loggia dei Trinci i tipografi a Foligno tra XVI e XIX secolo: la stampa a Foligno.

L’allestimento del Museo della Stampa è stato cofinanziato dalla Regione Umbria e dal Ministero dello Sviluppo Economico nell’ambito del Programma regionale “Filiera Turismo -Ambiente -Cultura”

            MUSEO ARCHEOLOGICO DI COLFIORITO

Il 6 agosto 2011 nella nuova sede di via Plestia è stato inaugurato il MAC, Museo Archeologico di Colfiorito. L'allestimento museale nasce dalla collaborazione tra il Comune di Foligno e la Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Umbria.

L’immobile è costituito da due corpi di fabbrica in muratura preesistenti, di pertinenza dell'infermeria dell' ex Campo di internamento di Colfiorito, e da un nuovo corpo centrale in acciaio e vetro realizzato su progetto dell'architetto Roberto De Rubertis, finanziato con fondi europei nell'ambito del DOCUP.

L'esposizione archeologica si articola su due livelli con un dettagliato percorso cronologico e tematico, per illustrare la civiltà dei Plestini. I Plestini, popolo umbro, documentato da testimonianze letterarie ed epigrafiche, erano insediati sui piani carsici dell’altopiano appenninico di Colfiorito.

I dati raccolti testimoniano una grande vitalità dell’area plestina dalla prima Età del Ferro fino all’alto Medioevo, per la sua favorevole posizione di collegamento tra area adriatica e tirrenica.

Circa 1450 reperti attestano la civiltà plestina dalle origini alla romanizzazione e testimoniano l’inserimento di Plestia nell’ampia trama di scambi culturali tra Etruria, Magna Grecia e Grecia. Tra i materiali di età arcaica si segnalano quelli provenienti da santuari, centri religiosi e commerciali diffusi sul territorio, tra emerge il santuario della dea Cupra (VI secolo a.C.) da cui provengono una ricca stipe votiva e quattro lamine bronzee del IV secolo a.C. con dedica alla dea in lingua umbra.

Corredi funerari molto ricchi testimoniano un alto grado di benessere e una consolidata organizzazione polito-sociale. La romanizzazione del territorio plestino (seconda metà IV-III a.C.) vede il consolidarsi dell’abitato di Plestia a valle e la nascita di ville rustiche (Annifo, piani di Ricciano e Franca).

            MUSEO NATURALISTICO DEL PARCO DI COLFIORITO

Il Museo Naturalistico del Parco Regionale di Colfiorito comprende una serie di pannelli, diorami, scatole entomologiche e riproduzioni tridimensionali del paesaggio.

La collezione Piscini (tassidermista della provincia di Macerata) con i suoi 52 esemplari di avifauna imbalsamati rappresentanti le specie più significative della palude e degli ambienti circostanti, tra cui un esemplare di particolare pregio di Tarabuso (Botaurus stellaris) specie simbolo del Parco.

Il museo ha prevalentemente finalità didattiche, svolge un'importante funzione di integrazione tra uomo e ambiente naturale mediante la promozione di attività di educazione, di sensibilizzazione e di ricerca scientifica. E' presente, inoltre, un'aula multimediale adatta a proiezioni, conferenze e un laboratorio didattico, munito di microscopi dove è custodito un erbario completo della flora del parco, organizzato per accogliere studenti e semplici appassionati di scienze naturali.

Attualmente il Museo Naturalistico è esposto parzialmente presso la sede del Parco a Colfiorito, in attesa di una definitiva collocazione.

            ORATORIO DELLA NUNZIATELLA

Un’Annunciazione, affrescata al piano terreno di una casa di proprietà dell’aromatario Nicolò di Giacomo, nella società della Croce, fu protagonista nel 1489 di un evento miracoloso, che determinò l’acquisizione pubblica dell’edificio (1491) e la costruzione di un santuario civico in onore della Vergine Annunziata, consacrato dal vescovo Luca Cibo il 24 ottobre 1494. L’attuale definizione è dovuta al restauro, eseguito dall’architetto Vincenzo Vitali nel 1830, che ha modificato sostanzialmente il fronte della costruzione. La chiesa è ornata da altari collocati all’interno di grandi nicchie. Sull’altare dell’Annunciazione, all’interno di un’elegante edicola lignea finemente intagliata e dorata, figura l’immagine miracolosa della Vergine commissionata da Nicolò di Giacomo a un ignoto artista del Quattrocento. All’interno dell’edicola lignea, a destra, figurava l’Angelo annunziante di Lattanzio di Nicolò, trasferito alla fine dell’Ottocento presso la Pinacoteca civica e trafugato nel 1980. Sullo sfondo un affresco datato 1575, attribuito a Giovanni Antonio Pandolfi da Pesaro o a Ercole Ramazzani di Arcevia, raffigurante lo Spirito santo fra angeli e, in basso, San Feliciano e il beato Pietro Crisci; nella lunetta, il Padre Eterno tra cherubini. L’altare di San Giovanni Battista è stato affrescato da Pietro di Cristoforo Vannucci, detto il Perugino (1505-1508 o 1512-1513) con il Battesimo di Cristo; nella calotta è raffigurato l’Eterno adorato da due angeli. Committente dell’opera fu Giovan Battista Merganti, come risulta dall’iscrizione posta sotto la lunetta e dagli stemmi della famiglia in alto a sinistra. L’altare della Deposizione, in sagrestia, raffigura il Compianto sul Cristo morto. La critica recente attribuisce variamente l’opera al pavese Benedetto di maestro Gaspare, documentato a Foligno nel 1511.

            MUSEO CAPITOLARE DIOCESANO

ll Museo Capitolare Diocesano di Foligno ha sede nel Palazzo delle Canoniche vicino alla Cattedrale di San Feliciano.

Entrando da Largo Carducci, accanto alla facciata principale del Duomo, sarà possibile osservare le maestose strutture della torre campanaria, del Palazzo delle Canoniche e della Cattedrale stessa, alla base della quale è situato il bookshop con la biglietteria. Una suggestiva scalinata conduce al primo piano, che ospita mostre temporanee, e al secondo, vero cuore della raccolta.

Fa gli “onori di casa” la quattrocentesca statua di San Feliciano, recentemente recuperata e inserita in un percorso che, attraverso varie opere, attraversa le fasi costruttive della Cattedrale, dall’edificio romanico a quello rinascimentale, barocco, e infine neoclassico. Fanno parte di questo primo nucleo museale anche alcune opere del lascito della famiglia Roscioli, che serviva a Roma Urbano VIII e lasciò in eredità alla Cattedrale un’ingente raccolta di opere d’arte, tra le quali anche due busti del Bernini. Il percorso prosegue con l’esposizione di opere di diversa provenienza: per lo più sono presenti manufatti trasportati da chiese in ricostruzione post-sismica, come la sorprendente Bottega di San Giuseppe, attribuita ad ambienti nordeuropei del Cinque-Seicento e da sempre custodita a Serrone. L’ultima parte conserva alcune antiche croci astili, una meravigliosa stauroteca (reliquiario della Vera Croce) trecentesca in cristallo di rocca e parte della preziosa argenteria della Cattedrale. La Cripta di San Feliciano recentemente recuperata fa parte del percorso museale.

Il Museo Diocesano fa parte della Rete Museale Ecclesiastica Umbra ed il biglietto d'ingresso da diritto alla visita con ingresso ridotto in altri 13 Musei della Rete Ecclesiastica senza limite temporale.

            ORATORIO DEL CROCEFISSO

A partire dal Cinquecento, favorite dalla Controriforma cattolica, assumono rilevanza le Confraternite, associazioni laicali che avevano il compito di assistere gli infermi, di organizzare i funerali dei defunti, della carità verso poveri e stranieri, della raccolta di somme da destinare alle elemosine per gli orfani, per le ragazze senza dote e inoltre si dedicavano all’assistenza ai condannati a morte e dei carcerati. Ne facevano parte famiglie della nobiltà o dell’alta borghesia cittadina.

La Confraternita del Crocifisso, cosiddetta per il culto della Croce e dei santi Pietro e Paolo, presente nei Rioni degli Spadagli e dei Cipischi (oggi assorbiti dall’Ammanniti), e attiva a Foligno dal 1410, viene formalmente istituita solo dal 1570, collegata alla Compagnia dei Funari.

I membri ottennero dai domenicani la concessione in enfiteusi di un orto accanto al convento di Piazza della Canapa (oggi San Domenico). In quest’area i confratelli edificheranno l’Oratorio del Crocifisso, posto proprio tra Palazzo Scafati Candiotti e la chiesa di San Domenico (ora Auditorium).

Le cospicue rendite, garantite da frequenti lasciti e da ricche offerte pro fabrica e pro ornatu, hanno determinato un continuo ingrandimento e abbellimento della chiesa, che si presenta oggi come un pregevole esempio di oratorio barocco, evidente dalla sontuosa decorazione di stucco dorato, dai motivi ornamentali e murali di grande effetto.

Gli interventi sull’edificio possono essere concentrati in tre fasi.

Della prima costruzione, realizzata tra 1587 e 1642, ci rimangono testimonianze nella porzione d’affresco con Sant’Elena e l’invenzione della Croce, firmato da Noel de Quilleier datato 1626.

Allo stesso periodo dovrebbe risalire il Crocifisso ligneo ora al centro dell’altare maggiore.

La Compagnia, il 20 maggio del 1643 decide di ampliare la chiesa.

In questo momento viene realizzata la copertura in legno a lacunare dipinta a tempere, con colori bianco e oro su uno sfondo azzurro cielo, intagliato e realizzato dagli artisti locali Francesco Costantini e Cristoforo Lacchi.

Al centro Cristo risorto, cherubini e Serafini opera di Giovanni Battista Michelini (1672).

In seguito viene realizzata la volta, si conosce il capo mastro che vi lavorò per molti anni, il folignate Francesco Catenacci. Durante tutto il Seicento numerosi artisti collaborano alla realizzazione dell'oratorio: Giovanni Fontana, Giuseppe Bilancioni, Giuseppe Lepri e il bolognese Maria Mazza per gli stucchi; Giovanni Battisti Michelini, Carlo Lamparelli, Francesco Bertosi e forse il Nasini come pittori.

Si erano conclusi da poco i lavori del secondo stralcio, che già si pensava al terzo ampliamento: infatti nel 1702 inizia il completamento della chiesa. Il direttore dei lavori è Felice Tucci di Foligno. Nel 1706 hanno luogo la maggior parte delle decorazioni, comprendenti tra l’altro la macchina d’altare, scolpita e dorata da Antonio Calcioni, che conserva l’immagine del SS Crocifisso cui furono aggiunte le statue della Vergine e di San Giovanni.

Dopo il sisma del 1997 inizia una complessa opera di recupero dell’edificio, articolata in cinque stralci. Gli interventi hanno riguardato, oltre il consolidamento sismico della struttura, anche il risanamento degli apparati decorativi e il restauro degli altari e delle statue lignee e degli stucchi.

I lavori sono terminati nel 2015 con la riapertura al pubblico.

            ECOMUSEO DELLA VALLE DEL MENOTRE

L'Ecomuseo si propone di creare le condizioni per l'esercizio di attività e di antichi mestieri con strutture, attrezzature e modalità tradizionali, al fine di conservare un ricco patrimonio di materiali e manufatti nei contesti culturali ed ambientali in cui sono stati prodotti ed utilizzati fino ai nostri giorni. Inoltre si impegna nel recupero di saperi e di tecniche operative ancora presenti nelle comunità locali, quale prezioso patrimonio di competenze da salvaguardare.La struttura dell'ecomuseo è organizzata in Antenne, centri visita dove è possibile approfondire temi specifici della tradizione locale. Attualmente sono attive: Antenna di Preci con Abbazia di Sant’Eutizio, che conservano gli strumenti delle pratiche chirurgiche, Antenna di Sant’Anatolia di Narco Museo della Canapa che raccoglie le tradizioni e i saperi dell’attività di coltivazione e tessitura, Antenna di Scheggino con il Museo del Tartufo Urbani, con strumenti e tecniche di conservazione del tartufo, Antenna di Vallo di Nera, Casa dei Racconti con della testimonianze della tradizione orale, Antenna di Cerreto di Spoleto con i documenti dell’attività del Ciarlatano, Antenna di Foligno presso Scopoli in Valle del Menotre che documenta le attività legate alla forza motrice dell’acqua, Antenna di Poggiodomo con il Parco Geologico della Valnerina che documenta i geoositi locali e Antenna di Norcia che documenta il mestiere del “Norcino” una delle storiche attività della zona.EcoMuseo della Dorsale Appenninica Umbra – La Valle del Menotre: antenna di Foligno (Scopoli).

L' ”Antenna” di Foligno, inaugurata nel 2015 presenta un allestimento ecomuseale della Valle del Menotre dove sono descritti luoghi, paesaggi ed attività comprese nella valle del fiume Menotre, spina centrale di tutta l’area montana del territorio di Foligno. Un itinerario che mette in comunicazione i vari insediamenti montani da Rasiglia a Scopoli, Pale, Casenove, Serrone, Leggiana, Ponte Santa Lucia fino a scendere a Belfiore, lungo le vie storiche e le antiche direttrici di comunicazione tirrenico-adriatiche.

L’antenna Ecomuseale “Valle del Menotre” trova la sua sede nella nuova struttura ad un piano realizzata a Scopoli lungo il fiume Menotre, già Centro Civico della frazione montana, dove è stato allestito uno spazio espositivo con pannelli informativi e apparecchiature multimediali che attraverso immagini e descrizioni fanno conoscere la storia del Menotre e della sua Valle, degli insediamenti umani, del sistema produttivo ed economico dell’intero bacino.